IL VECCHIO SE NE VA CARICO DI RICORDI

IL NUOVO AVANZA PIENO DI SPERANZE

 

Il 21 giugno del 1963 rimarrà nella storia di Concesio, come la data più importante dell’ultimo millennio. In quel giorno veniva eletto al soglio di Pietro il cardinale di Milano, Giovanni Battista Montini alla sesta votazione di un conclave cominciato tre giorni prima per scegliere il successore di Giovanni XXIII.  Paolo VI era nato a Concesio e più volte aveva manifestato il suo attaccamento e il suo amore per la terra natia, quel “Nostro antico Concesio, indimenticabile”, come lui stesso ebbe a scrivere e che sempre porterà nel cuore.

Paolo VI fu una figura importante che ebbe il merito di portare a compimento il Concilio Vaticano II e di essere un punto di riferimento in un periodo difficile, specie per l’Italia. Ritenuto un intellettuale e un progressista, e' stato il primo papa dei tempi moderni ad uscire dall'Italia ed a tornare in Campidoglio dopo Porta Pia, il primo a salire su un aereo; ha abolito la tiara e i corpi di guardie nobili del Vaticano, la pena di morte e l'Indice dei libri proibiti; e' stato il Papa della lettera ''agli uomini delle Brigate rosse'' (''Vi prego in ginocchio, liberate l'onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni...'') e del 'rimprovero' a Dio per non aver salvato lo statista: ''Tu non hai esaudito la nostra supplica per la liberta' di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente e amico''.  E' stato il Papa che ha aperto i Musei vaticani all'arte contemporanea, ha mostrato comprensione verso i giovani contestatori e ha spinto l'internazionalizzazione della Curia romana, che riflettesse l'universalità' della Chiesa. Con lui nacque la Ostpolitik, per migliorare i rapporti con il mondo comunista. Al centro della sua opera la convinzione ferma che la Chiesa non può vivere chiusa in se stessa, ma ha il dovere di immergersi nella realtà contemporanea, per andare incontro al mondo moderno con una proposta di fede senza cedimenti o compromessi.

 

Questo è l’uomo, il Papa che il mondo ha conosciuto, che noi abbiamo conosciuto. Ma cera anche  qualcosa di più legato a noi, oserei dire di più “concesiano”, nel suo cuore. Alla prima visita ufficiale seguita all’elezione, il Santo Padre accolse con visibile commozione tutti coloro che erano scesi a Roma per rendergli omaggio e, successivamente, cominciò anche ad interessarsi dell’attività pastorale della Parrocchia di Concesio, comprese quelle dell’oratorio.

 

L’oratorio era allora collocato in piazza I maggio, alla Pieve, dove oggi c’è la sede delle ACLI. L’edificio era molto vecchio, un po’ cadente anche perché aveva subito diverse vicissitudini e cambiamenti. Quelle più recenti e che sono state annotate nell’archivio parrocchiale, riguardano la “chiusura del Ritrovo cattolico”, nell’anno 1923, voluta dal partito fascista a seguito di una legge nazionale che prevedeva la soppressione di tutti i Circoli cattolici. Rimase chiuso per diversi anni, quasi in stato di totale abbandono. Il campo da gioco divenne un’ortaia e nelle stanze a piano terra vennero allevati conigli e galline. Ai piani superiori si continuò ad utilizzare le poche aule solo per il catechismo domenicale. Cessarono le attività ludiche per molti anni.

 

In un’altra nota, scritta dall’allora arciprete don Celestino Bonomini, si legge: «Nel giugno del 1938 fu ultimata l’ultima stanza per catechismo parrocchiale, con relativa scala protetta verso la finestra. Così, le 8 stanze catechistiche verranno a costare circa 20 mila = ventimila = lire; non un centesimo da la Fabbriceria ne da la popolazione. Mi accordai con l’affitto Fiorani accanto a la casa del Curato; parte di quel fabbricato il quale non prende la casa del curato, il teatro o ex ritrovo e le 5 stanze che furono da me = a mie spese = provvedute per mettervi la Cooperativa Cattolica da opporsi a le due socialiste. Venuto il fascismo, la Cooperativa passò al fascio armi e bagaglio. La spesa de l’ala del fabbricato per la cessata Cooperativa fu di circa £. 17.000 diciassettemila lire pagate da me senza cercare a nessuno. Lo scopo però di quest’ala di fabbricato fu quello di mettervi (in caso di bisogno) il sacrista caso mai si dovesse provvederlo fuori contrada. Anche la casa del Curato e sala di ritrovo, venne a costare circa 14.000 = quattordicimila = lire; da la Fabbriceria ebbi le 5 mila lire tratte da la vecchia casa ora di proprietà Remida, al resto da le 5 a le 14 mila provvidi io».

 

Nel 1940 invece, l’allora arciprete, a sue spese, fece costruire una stanza tra la chiesa parrocchiale e il campanile per avere una sede dove radunare per la dottrina cristiana i giovani dai 12 ai 15 anni che, terminata la scuola, si apprestavano ad essere inseriti nel mondo del lavoro. Fu una scelta meditata e convinta perché chi si iniziava una dipendenza lavorativa da adolescente, con fatica frequentava poi il catechismo e non sempre per incostanza, ma per i turni di lavoro gravosi, le numerose ore di manodopera ecc. Trovare un luogo di incontro appositamente per loro, con orari che rispettavano le esigenze di tutti e temi certamente diversi da quelli trattati ai giovani studenti, fu un’ottima scelta pastorale.

 

Don Celestino Bonomini morì tra il compianto generale il 5 settembre 1945, dopo 47 anni di parrocchiato.  Dopo sei mesi di vacanza, venne nominato Arciprete, in data 14 febbraio 1946, don Luigi Bosio, nativo di Concesio (Costorio), che fece il suo solenne ingresso il 7 aprile 1946. Suo compito principale fu quello di seguire la Comunità cristiana nell’arduo compito di ricostruire un paese devastato dalla guerra e dalla povertà, riordinare la chiesa parrocchiale e pensare anche alle frazioni lontane dalla Parrocchia, prima fra tutte S. Andrea. Nell’anno 1950 per forte interesse del rev. Curato don Cesare Rovetta venne fabbricato il magnifico Ricreatorio S. Andrea Ap.  che comprendeva anche la sede delle Acli. I ragazzi di quella frazione si staccarono dalla Pieve per il catechismo e l’attività ludica, ma non per l’amministrazione dei Sacramenti. La spesa fu di ben due milioni.

 

Dopo questo lavoro, impegnativo economicamente, nel giro di pochi anni, il nuovo arciprete fece risistemare le stanze dell’oratorio che si era anche svuotato dalla presenza della famiglia ospitata e diede anche sede definitiva alla Gioventù Cattolica.

 

Il 13 novembre, festa del patrono S. Antonino M., moriva Don Giacomo Motta, per 37 anni Curato della frazione S. Rocco dove aveva organizzato, in alcune stanze, un piccolo oratorio festivo per  i ragazzi di quella frazione.

Nello stesso anno l’arciprete don Luigi Bosio prese una grande iniziativa, costruire una nuova “Casa del Catechismo” e dell’A.C. (l’attuale casa del Parroco). Sul “Diario Parrocchiale” scritto di suo pugno, si legge: «Fu iniziata, su progetto del locale geom. Dario Damiani, il 1.7.1956 dalla Cooperativa Muratori Palazzolese e inaugurata solennemente da S. Ecc: Mons. Bosetti Vescovo Ausiliare il 18.11.1956. Fu edificata in terreno del beneficio parrocchiale, sacrificando parte dell’orto e resta di proprietà del Beneficio, ma con l’unico specifico scopo che sia adibita per la scuola festiva di catechismo e come sede delle varie Associazioni di A.C. e scuola di vita familiare. E’ composta da sette luminose aule più i doppi servizi. Fu pagata in due anni e furono spese circa £. 5.690.625,  £ 5.400.000 alla Ditta appaltatrice come da contratto e il resto per le spese varie e arredamento. Detta somma fu raccolta con questue mensili al popolo, che fu generoso sempre, con offerte private e di Banche. Il Parroco vi concorse per circa un milione e S. Emin. Mons. Montini per  £. 150.000».

 

Nell’anno 1957 il Vescovo di Brescia inviò un nuovo curato alla Pieve nella persona di don Gianni Bontempi, nativo di Collebeato, mentre venne trasferito nella frazione di san Rocco il curato don Renato Zucchini in sostituzione di don Motta morto l’anno precedente. I bambini di via Rodolfo furono felici di avere un nuovo curato che li seguisse non solo per il catechismo, ma per ogni altra attività e, don Renato, di idee ne aveva molte e in breve si attirò la simpatia di tutta la contrada.

Don Gianni restò curato della Pieve fino all’anno 1960 quando venne sostituito dal nuovo curato don  Giuseppe Tomasini, proveniente da Pompiano.

 

La sera del 1 maggio1963, verso le ore 19, all'ospedale civile di Brescia, moriva il parroco don Luigi Bosio a causa di un processo di decalcificazione. Ha lasciato in tutti coloro che l’hanno conosciuto, amato e stimato, esempi di bontà, di semplicità, di povertà vissuta in letizia francescana. E’ sepolto nella cappella del cimitero di Concesio riservata ai sacerdoti.

Il 24 novembre successivo entrava solennemente il nuovo parroco, don Valerio Polotti. Tra queste due date importanti per la parrocchia, ve ne era una indimenticabile: il 21 giugno, l’elezione di Giovan Battista Montini a Papa con il nome di Paolo VI. L’attaccamento alla sua terra, alla sua gente, lo svela immediatamente. Annota il parroco nel suo “Diario”: «Il giorno 1 luglio il Papa, dopo aver risposto al telegramma inviatogli dalla Parrocchia in occasione della elezione fa pervenire un assegno di 1 milione (1.000.000) di lire da distribuire ai poveri della Parrocchia».

 

Il nuovo parroco, sulle orme del precedente, pose molta attenzione anche alla gioventù, alla sua educazione cristiana e umana attraverso incontri straordinari nei tempi forti dell’anno: «Per la Quaresima si organizza il Piccolo Quaresimale (festivo) e gli incontri per la gioventù (ogni venerdì) a cui partecipa un buon numero di  giovani e signorine. Vengono distribuiti i salvadanai per la partecipazione alla "Campagna contro la fame nel mondo”».

 

L’anno 1964 segnò un’altra data indimenticabile per la Comunità: la visita al Papa di Concesio: «Si svolge il grande pellegrinaggio a Roma in visita ufficiale dal Papa. Sono circa trecento pellegrini che con i propri mezzi o con i quattro pullman a disposizione; partono dalla Parrocchia sabato 30 maggio poco dopo le ore cinque del mattino. L'udienza si svolge nell'Aula Clementina subito dopo mezzogiorno del primo di giugno. Accolto da calorose ovazioni il Papa si sedeva sul trono ed ascoltava un breve indirizzo rivoltogli dal Parroco, indi prendeva la parola per una cordiale, intima, familiare allocuzione piena di ricordi, di persone e di luoghi a lui tanto cari. Venivano poi presentati i doni, e il Papa a sua volta appuntava sul gonfalone del Comune di Concesio una medaglia d'oro e consegnava due calici per la Parrocchia e per la chiesa di S. Rocco. Alla fine il Papa scendeva in mezzo ai pellegrini per intrattenersi con molta familiarità con loro e poi tra un caloroso battimani e molta commozione lasciava l'aula». In questa visita il Pontefice s’informò sulla situazione religiosa del Comune, sulle difficoltà e sui bisogni. Fu un dialogo sincero e cordiale sia con il Parroco che con il Sindaco. Probabilmente fu proprio in questa visita che Paolo VI decise un grande dono alla sua terra: l’oratorio nuovo, che potesse unire Concesio,  Pieve e Roncaglie.

Iniziarono anche pellegrinaggi e visite personali al Paese natale del nuovo Pontefice. Nel pomeriggio del 7 giugno, per esempio, venne nella nostra Parrocchia Sua Ecc. Mons. Matarakiza, vescovo di Ngozi nel Burundi (Africa) per amministrare le S. Cresime a un folto gruppo di bambini.

 

Ad un anno esatto dalla visita della Comunità di Concesio al suo Papa, ecco il dono atteso: «Giunge notizia che il S. Padre, interessato dal parroco ai problemi della parrocchia natia, ha stanziato la somma di L. 50.000.000 (cinquanta milioni) per dotare il suo paese di un moderno oratorio per la gioventù. E lire 5.500.000 (cinque milioni cinquecentomila) per le varie chiese. E' un gesto che ci riempie di grande emozione e riconoscenza». Si inizia così a pensare alla nuova struttura, dove collocarla e come progettarla.

 

Dopo quasi un anno di intenso lavoro, ecco il momento tanto atteso, registrato negli annali della parrocchia: «Il giorno 19 maggio segna una grande tappa nella vita della nostra parrocchia. Il vescovo Mons. Morstabilini, dopo aver benedetto la lapide collocata a lato del fonte battesimale a ricordo del Battesimo di Ss. Paolo VI, benedice la prima pietra del nuovo oratorio che sarà eretto con il contributo del S. Padre».

Nella prima pietra dell'oratorio è stata collocata la seguente pergamena, firmata con autografo dal S. Padre:

Parrocchia di S. Antonino - Concesio

Il giorno 19 maggio 1966

Festa dell'Ascensione di N.S. G. Cristo

Sua Ecc. Mons. Luigi Morstabilini

Vescovo di Brescia

Questa pietra benedice e pone a fondamento

Di codesto edificio

Che

S. Santità Paolo VI

Con munifico gesto e pieno d'amore

Ha donato

Per la cristiana edificazione

Della gioventù della sua terra natale.

Paramentes in Domino

Benedicimus

Paulus PP. VI

+ Luigi Morstabilini - Vescovo

Mons. Valerio Polotti - Parroco

Rag. Attilio Tabaglio - Sindaco

Ing. Vittorio Montini

Ing. Federico Buizza

 

Iniziarono così i lavori che proseguirono spediti, come pure le spese. Nel gennaio del 1967, ecco una nuova offerta da parte del S. Padre di dieci milioni di lire perché la struttura costruita venisse incontro a tutte le esigenze che i tempi richiedevano.

Ultimati i lavori, si decise la benedizione e inaugurazione durante la festa patronale: «Il giorno 19 novembre, festa del Patrono S. Antonino, la nostra parrocchia ha vissuto un'ora particolarmente importante per l'inaugurazione del nuovo oratorio. Dopo una solenne concelebrazione nella chiesa parrocchiale, alla presenza del Vescovo, e dopo il conferimento delle Cresime, si formava un numeroso corteo che si portava all'oratorio. Il parroco e l'on. Pedini prendevano la parola, dopo di ché il Vescovo benediva il nuovo edificio e tagliava il rituale nastro ed entrava insieme alle autorità e ai numerosi cittadini, per la visita ai locali. La sera, il Coro della Montagna di Inzino V.T. teneva nell'oratorio un riuscito concerto vocale di canti della montagna».

Ora l’oratorio nuovo era davanti agli occhi di tutti, grande, spazioso, giocoso… religioso. Non mi dilungo in altri commenti, voglio permettere alle pagine di allora di parlare nuovamente a tutti perché si “risenta” e viva quelle incredibili emozioni.

 

Claudio Fiorini